mercoledì 27 luglio 2016
Tutti i versi del Corano che incitano all’odio e alla morte degli infedeli
Etichette:
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Ubicazione:
Italia
martedì 3 maggio 2016
Insalata di agrumi e avocado
Insalata di agrumi e avocado
Gli agrumi sono conosciuti per le loro proprietà depurative e drenanti: abbinateli all'avocado, per ottenere un piatto nutriente e leggero, perfetto per disintossicarsi!
Per preparare una gustosa insalata detox, sbucciate e ricavate gli spicchi di 2 arance, 1 pompelmo, 1 lime e 1 mandarino (o, se preferite, tagliate i frutti a fettine sottili).
Affettate finemente 1 avocado e immergetelo in una ciotola con dell'acqua e un po' di succo di limone, in modo che non diventi nero.
Quindi disponete il tutto su un piatto.
Aggiungete 1 scalogno tagliato a rondelle sottilissime.
Condite con 1 filo d'olio, sale e pepe.
Decorate infine con 1 mazzetto di menta tritata e 1 cucchiaio di pinoli spezzettati.
sabato 10 gennaio 2015
Pianta dell'immortalità - Jiaogulan o Gynostemma Pentaphyllum
Pianta erbacea perenne, la gynostemma pentaphyllum, è originaria del
Giappone e delle montagne cinesi. E’originaria della famiglia delle
Cucurbitaceae, la stessa delle zucche e dei cetrioli ma ha anche tantissime
altre sottospecie.
La gynostemma pentaphyllum è conosciuta anche col nome di Ginpent ,
Jiaogulan o “Makino” e ha innumerevoli proprietà terapeutiche conosciute fin
dall’antichità infatti nei testi di medicina cinese, viene classificata come una
pianta dagli effetti miracolosi e si usava già nel 1330 A.C.
Le sue virtù sono conosciutissime nel settore della fitoterapia e oggi che è
coltivata e conosciuta anche in Italia, viene coltivata soprattutto nelle pianure
del Nord dell’ Italia.
Oramai le proprietà terapeutiche di questa pianta sono talmente tante e
talmente apprezzate che gli appassionati di fitoterapia, la coltivano persino in
giardino o sul balcone di casa. Le radici della pianta sono rampicanti e le
foglie si presentano con il colore verdognolo a volte tendente al giallo mentre
il fusto è di colore bianco. I professionisti della fitoterapia, stanno ancora
compiendo degli studi approfonditi su questa pianta che vanta di tante
proprietà ma già essa è in vendita nelle erboristerie dove viene venduta in
capsule. Per quanto riguarda la raccolta e l’essiccazione, le foglie devono
essere necessariamente raccolte da Giugno ad Agosto, mesi in cui le
proprietà della pianta, risultano essere più attive.
Da molti lati la gynostemma pentaphyllum assomiglia al ginseng perché
migliora l’organismo donandogli una nuova energia e agisce sugli effetti
stressanti della vita ma al contrario del ginseng, ha un effetto molto più
calmante. Le saponine triterpeniche di cui le foglie di questa pianta è piena, fanno si che essa abbia l’effetto del ginseng ma triplicato.
Non tutte le persone che fanno uso dei derivati di questa pianta, hanno gli stessi effetti
infatti si alleviano diversi malesseri e non tutti gli individui, rispondono allo
stesso modo. Tuttavia sembra che le foglie della pianta sotto forma di infuso
o decotto, agiscano in diverse parti dell’organismo e leniscono il dolore,
laddove serve.
Se una persona per esempio, usa il decotto di foglie di gynostemma
pentaphyllum perché ha mal di testa, il dolore si calmerà ma nello stesso
tempo, si leniranno anche dolori come quelli reumatici o si abbasserà il
colesterolo se la persona ne è sofferente. Lo studio su questi fenomeni così
strani, è in atto ed è ancora tutto da scoprire certo è, che questa pianta, man
mano che viene studiata dalla scienza fitoterapica, fa stupire sempre di più.
Chi ha fatto uso di estratti o derivati della gynostemma pentaphyllum, sembra
abbia osservato anche risultati sorprendenti per quanto riguarda l’attività
sessuale e la disfunzione erettile ma questo settore è ancora in via di
sperimentazione.
Anche se le foglie della gynostemma pentaphyllum potrebbero essere
tranquillamente raccolte ed essicate col metodo del fai da te ed usate sotto
forma di decotto e tisane, sembra che il settore erboristico, proprio per le
grandi virtù di questa pianta, abbia fiutato il business e le erboristerie,
vendono soltanto estratti e capsule contenenti i principi attivi e il prodotto
viene altamente consigliato anche da un medico curante come adattogeno
nella dose di 150 ml due volte al giorno. Tuttavia gli amanti delle erbe
officinali, possono tranquillamente raccogliere le foglie ed essiccarle anche
se in erboristeria la gynostemma pentaphyllum, si vende sotto altre forme. Le
proprietà della pianta, stanno avendo talmente successo che anche nel
campo sportivo, le capsule sono notevolmente usate e gli stessi allenatori
consigliano agli sportivi, di assumerne 300 ml al giorno. Purtroppo bisogna
dire che i costi erboristici, non sono per niente contenuti anzi, la grande
pubblicità fatta a queste capsule, li ha fatti lievitare e vengono vendute con la
denominazione di integratori. Chi li ha usati, ha trovato enormi benefici e pare
che non ci siano controindicazioni che possano portare effetti tossici per un
sovradosaggio. Tuttavia è bene ascoltare sempre il parere di un medico
prima di usarli.
Per riprodurre questa pianta, non ci sono particolari difficoltà e si
piantano semplicemente i suoi semi. I semi vanno acquistati nei negozi
specializzati perché se il negozio non ha una buona vendita, c’è il rischio che
i semi siano scaduti o che il commerciante li tenga da troppo tempo
pregiudicando la vostra semina.
Comunque prima di effettuare la semina, mettete i semi in ammollo per 24 ore
perché questa è la prassi per una buona riuscita dei germogli in più, se i semi
affiorano sulla superficie, significa che non sono buoni e quindi è inutile che li
seminate se invece rimangono sul fondo, potete procedere alla loro semina
senza problemi. Interrateli in un semenzaio in un substrato di sabbia e torba.
Sappiate che la germinazione non avviene al 100% e parecchi semi non
riusciranno ad attecchire. Si avrà una germinazione pari al 35% e le piantine
che nasceranno andranno piantate quando le germinazioni raggiungeranno
due generazioni fogliari. Il semenzaio va tenuto in un posto ventilato ma non
direttamente al sole anche se l’illuminazione deve essere ottima.
Quando pianterete i germogli, abbiate la cura di tenere il terreno sempre ben
umido ma evitate i ristagni d’acqua nel sottovaso.
Preparazione ed uso:
Tisana: porre in infusione per 10
minuti un cucchiaino per tazza
(anche le foglie sono edibili).
Zuccherare e aggiungere limone e a
piacere. Bere da 1 a 3 tazze al
giorno.
Le foglie secche possono essere
aggiunte ad insalate od altri alimenti
a piacere.
Controindicazioni della
gynostemma:
Persone che prendono
anticoagulanti o con patologie legate alla coagulazione, non devono
assumere gynostemma.
venerdì 5 dicembre 2014
IL VIAGGIO
"Il mondo è un libro. Chi non viaggia ne legge una pagina soltanto."
(Sant'Agostino)
Ciascun
individuo nasce in uno spazio e in un tempo precisi, e per tutta la vita è
portato a credere che la specificità del suo piccolo mondo sia la realtà del
mondo intero. Non è così, naturalmente, e per fortuna oggi, con la facilità
degli spostamenti e delle comunicazioni, risulta più facile rendersene
conto. Tuttavia, se è mutata la possibilità di conoscere altri luoghi, non
altrettanto si può dire dell'effettiva volontà di comprendere ciò che è
"diverso" dai propri schemi. Anche il viaggiatore, spesso, non fa che
portare con sé la propria interpretazione della vita e le proprie abitudini,
senza la disponibilità a mettersi in gioco, per il semplice desiderio di
conoscere - e magari anche capire - altre visioni e possibilità di esprimere il proprio stare nel mondo.
Qual è, dunque, il motivo per cui si viaggia? È semplicemente un modo
per occupare il tempo libero, per aggiungere una tacca - un'etichetta - alla
Samsonite ultimo modello, per raccontare agli amici avventure improbabili, o
forse invece il sistema più intelligente - e sperimentale - per vedere di
persona, conoscere e comprendere?
Il viaggio, fin dai tempi più antichi, ha sempre rappresentato la
spinta dell'uomo verso il nuovo, un arricchimento del proprio bagaglio di
conoscenze che ogni "viaggiatore" interpretava secondo le proprie
aspirazioni: pensiamo ai viaggi di Platone, Pitagora in Egitto, di Marco Polo sino ai confini della terra verso Oriente; fino ad arrivare ai
grandi viaggiatori, dal Cinquecento in avanti - navigatori, mercanti,
predicatori, artisti, studiosi, anticonformisti in fuga da mondi troppo
stretti.
C'è un'intera letteratura dedicata al viaggio, e non crediamo di
esagerare affermando che molti balzi in avanti del sapere umano sono debitori
degli scambi avvenuti tra popoli e paesi lontani e diversi. E tutto questo,
quando viaggiare era davvero un'avventura, e anche solo spostarsi di qualche
centinaio di chilometri, comportava la decisione di dedicare mesi - o anche
diversi anni - della propria vita, solo a quello. Poi, nell'ultimo secolo, con
la disponibilità di mezzi di trasporto più efficienti, veloci e a basso costo,
è nato un modo nuovo di spostarsi, tanto da dover coniare un termine ad hoc per
definirlo: il "turismo". Da una scelta di vita, da un atto che
richiedeva passione e sacrificio, si è disinvoltamente passati ad interpretare
il viaggio come "consumo", riducendo progressivamente tutte le difficoltà
che un viaggiatore incontra sul percorso, fino a offrire pacchetti "all
inclusive", in cui l'unica preoccupazione per l'utente è quella di
riuscire a seguire un tizio con una bandierina in mano, o un buffo cappello.
Siamo naturalmente più che entusiasti della possibilità che oggi è
data a chiunque di viaggiare in ogni luogo del mondo, ma ci resta la
perplessità sul "modo", vista la facilità con cui molti pretendono di
aver "capito" - per esempio - la Francia, dopo un "week
end" a Parigi, vissuto tra charter e autobus a rotta di collo, comprensivo
di visita al Louvre e a quei dieci monumenti da cartolina, al seguito del
solito tizio che fa strada sbandierando un ombrellino.
Il
viaggio è un'altra cosa. È innanzitutto una "disponibilità", frutto
della sincera intenzione a vedere e comprendere: è l'aprirsi ad una
possibilità, l'essere pronti a mettere in discussione certezze e visioni della
vita, irrigidite da schemi e abitudini, riconoscersi cittadini di un mondo più
grande ed essere disposti ad imparare, condividere e scambiare.
Tutto
questo non può avvenire in poco tempo, né in contesti protetti, studiati
proprio per non farci vivere il disagio della "diversità". Il tempo
del viaggio è simile al tempo della vita: ha bisogno di uno spazio abbastanza ampio
per esprimere qualcosa che valga la pena di essere fatto proprio.
Nell'Odissea
di Omero il viaggio di Ulisse è un viaggio di ritorno dalla guerra ad Itaca. Ma
leggendo attentamente la vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non può
consistere solo nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel superamento di
mille pericoli, ostacoli, prove e nella verifica delle esperienze. Porsi di
fronte a "luoghi" sconosciuti facendoli nostri (confrontandoli, cioè,
con ciò che noi conosciamo) ci permette di ri-conoscerci e di rivedere noi
stessi alla luce di nuove scoperte.
Se la parola simbolon implicava in origine una connessione che si
stabilisce tra due oggetti, il viaggio in quanto ponte è propriamente simbolo.
E' difficile, per non dire impossibile, precisare l'istante in cui
comincia effettivamente il viaggio di un uomo attraverso la vita e stabilire da
quando egli vi prende parte consapevolmente.
Sembrerà banale ma il primo elemento perché un viaggio abbia luogo è
il soggetto stesso, perché non tutti coloro che sono per via stanno compiendo
un viaggio, discriminante è l'atteggiamento soggettivo con cui si interpreta il
viaggio, la vita.
E' l'orientamento della coscienza nei confronti delle esperienze a
condizionare la possibilità che un viaggio accada, perché il
"viaggiatore" non è colui che resta attaccato alla sua terra, il
viaggiatore è un uomo che si risolve nel movimento continuo, nello sforzo
ininterrotto di liberarsi da ogni legame interiore ed esteriore, trovando la
propria stabilità nella continua trasformazione, affrontando l'esperienza della
perdita della sovrana identità, della perdita della tranquillità e
deN'autocompiacimento. Siamo viaggiatori non solo rispetto ai territori ma
anche alle appartenenze culturali, alle identità, alle stagioni/età della vita.
Nel percorso personale ed individuale di crescita, sviluppo, evoluzione e
formazione abbiamo imparato nel tempo a sperimentare i temi, i problemi legati
all'Infanzia, le difficoltà dell'adolescenza, l'avventura, le novità, la
progettualità dell'età giovanile, le memorie, le riflessioni dell'età adulta.
Quindi siamo viaggiatori in transizione, rispetto ai tempi, ai territori, alle emozioni, ai contenuti, ai concetti e pensieri della nostra vita, dei progetti premeditati relativi al futuro ed alla riflessione rispetto alla reale e mutata immagine di noi stessi nell'attualità del presente.
Quindi siamo viaggiatori in transizione, rispetto ai tempi, ai territori, alle emozioni, ai contenuti, ai concetti e pensieri della nostra vita, dei progetti premeditati relativi al futuro ed alla riflessione rispetto alla reale e mutata immagine di noi stessi nell'attualità del presente.
Siamo viaggiatori rispetto allo spazio perché serbiamo in memoria
territori e luoghi dell'infanzia remota di nostre profonde ed intime radici
affettive, amicali, segnate dalle nostalgie, dal desiderio di ritorno e di
appartenenza ad un luogo, teatro del vissuto.
Siamo viaggiatori rispetto alle nostre identità, attraversando spazi
di vita diversi, nell'ambito degli affetti, delle professioni, dei vari luoghi
teatro dell'esistenza in cui le differenti circostanze richiedono di essere
attori proteiformi, diversi, transitori, ciclici, ricorsivi, in scomode e
continue metamorfosi, transizioni, traslazioni, usando linguaggi, modi di
essere e comunicare differenti, mimetici, caleidoscopici, attuando così plurime
forme di erranza, di trasmigrazione nel quotidiano. Il viaggio è un percorso
all'interno delle proprie abitudini e dei propri pregiudizi; è la speranza - e
la scoperta meravigliata - che esistono mille altri modi di mangiare quel cibo,
di costruire la casa in cui vivere, di concepire la vita con gli altri, di
godere una giornata di sole. Solo così, crediamo, si potrà a poco a poco
sentirsi a casa dovunque, parlare ad ogni uomo come ad un amico, superando con
la vita vissuta la ristrettezza mentale che ci fa sentire unici e "più
furbi" di tutti. Solo così si vincerà la paura del "diverso"
che, in ultima analisi, potrebbe essere il timore inconscio di scoprire che il
nostro non è forse il modo migliore di vivere, e magari - sotto sotto - ci
siamo persi qualcosa, e abbiamo sprecato tempo prezioso
Viaggiare è scoperta, stupore, meraviglia, illusione rispetto
all'altro, al diverso, per questo comporta fatica, difficoltà, incomprensione,
conflitto.
E' incontro con altre dimensioni culturali, altri luoghi, differenti
territori e paesi, è smarrimento, abbandono, dimenticanza, oblio di
riferimenti, appartenenze, sperimentazione e riscoperta di nuovi sentimenti,
emozioni, stati d'animo. Quando incontriamo le "affinità", l'esatto
contrario delle "diversità", quando amiamo e accettiamo coloro che ci
somigliano, che ci sono affini, siamo confermati nei nostri assunti, nelle
nostre categorie di pensiero, matrici culturali di senso, di riferimento, di
valori nella condotta nel comportamento etico, in asserzioni e stereotipi, che
vengono confermati e resi più sicuri, stabili, corroborati e suffragati da
certezze. Ma questo atteggiamento passivo, statico può significare e comportare
immobilità, chiusura, preclusione, evitando di intraprendere la strada del
cambiamento, della scoperta, dell'apprendimento attraverso la relazione, nell' "avventurarsi altrove", nel "ricercare oltre". Tornando
a rileggere la personale biografia ci si accorgerà che l'apprendimento avviene
solo nell'incontro con la differenza, l'ostacolo, la promiscuità, la
discrepanza, l'altro e gli altri da sé perché le affinità confermano, appagano,
giustificano, accolgono, mentre le diversità scompigliano, modificano,
smentiscono, infastidiscono, disapprovano, negano, rifiutano, sconfessano,
mettono in crisi i nostri assunti, le categorie di pensiero, le certezze
precostituite, permettendo di intraprendere percorsi nuovi di senso e
significato dell'esistere. L'incontro, il confronto con la diversità attraverso
il viaggio, significa apertura verso il nuovo, sviluppo del pensiero,
evoluzione nelle formulazioni concettuali, nel relazionarsi con se stessi e con
il mondo, eliminando le incomprensioni.
E' la messa in discussione della coscienza e non solo la coscienza del
poter mettere in discussione. Viaggiando i propri usi e costumi si confrontano,
si contaminano, si compenetrano con gli altri e se morale vuol dire costume
ecco che si profila all'orizzonte la fine delle nostre etiche fondate sulla
nozione di proprietà, confine, nazione. La differenza sarà il terreno su cui
far crescere le decisioni etiche, tenendo conto della differenza delle
esperienze, cercando il centro non nella rete delle leggi del territorio, ma in
quei due poli che Kant indicava nell'anima e nel cielo stellato che per ogni
viaggiatore hanno sempre costituito gli estremi dell'arco in cui si esprime la
sua vita in tensione. L'accezione del termine "differenza" (dal
latino dif-fero, disseminare, scombussolare, spargere) implica l'idea della
pluralità, pluriverso olistico globale ed oonnicomprensivo del concetto più
circoscritto di "diversità" (dal latino diverto, diversus, contrario,
opposto a, differente da).
Il territorio multiculturale, potenzialmente interculturale, che vede
l'avvicendarsi degli spostamenti, migrazioni di interi popoli, che mette a
confronto differenti diversità, meticciamenti, etnie, promiscuità e difficoltà
aspiranti all'integrazione, all'accettazione, accoglienza e condivisione
dell'altrui differenza, non per sconfiggerla, annientarla, ghettizzarla,
deturparla, omologarla, in piatte, avvilenti, discriminatorie
standardizzazioni, ma per riconoscerla e rispettarla, nella valorizzazione,
arricchimento e accrescimento reciproci, è il teatro della fiumana degli
eventi, in cui ognuno agisce come attore consapevole del proprio sé, nella
costruzione dell'immenso mosaico della storia e dell'esistenza nel corso
ricorsivo, ciclico, proteiforme dell'evoluzione dei tempi, del relazionarsi
degli eventi.
Solo riappropriandoci come società multietnica, aperta alle frontiere,
ai confini europei, di una ormai confusa identità ottenebrata e degradata dal
consumismo esasperato, dal livellamento culturale delle coscienze, solo
diventando attori del proprio sé, protagonisti consapevoli della propria storia
di vita e di formazione, sarà possibile recuperare i valori significanti di
confronto e arricchimento culturale ed interetnico vicendevole, nell'ambito di
pluralità d'identità interagenti all'interno del tessuto sociale, mediante
l'interscambio, accoglienza ed accettazione, non falsamente ed ipocritamente
tollerante del "diverso", dell'"altro da sé",
dell'immigrato, straniero, portatore di novità, di cambiamento, nella certa e
riconquistata consapevolezza, data dalla riflessione sul personale passato
storico, collettivo e individuale, soggettivo, volta a rispondere alle domande
esistenziali ultime, cardine dell'uomo e della memoria dei tempi: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.
Così il prossimo sarà sempre meno " l'altro" e sempre più
specchio di noi stessi, permettendoci di trovare la nostra UMANITÀ'.
Ma....allora....dovunque decidiamo di andare
ci siamo già.....per
il solo fatto
di essere vivi, dobbiamo solo renderci conto che, ci piaccia o no, stiamo
percorrendo un cammino, il cammino della vita, e alla fine troveremo noi
stessi.
sabato 17 agosto 2013
Salsa Tabasco fatta in casa (Buonissima).
Io la faccio così ed è buonissima,
(forse migliore dell'originale se non fosse che quest'ultima invecchia 3 anni in botti di rovere.)
Occorrente per 1 kg. di pepperoncini:
- Pepernocini Tabasco, ma in alternative si possono usare i pepperoncini del gusto e forma che preferite, l'importante è che siano ben maturi e possibilmente succosi;
- un pizzico di lievito di birra o lievito enologico;
- mezzo cuccchiaio di zucchero;
- 30 gr. di sale;
- 200 ml. di aceto Bianco
Innanzitutto munitevi di un barattolo in vetro di dimensioni mediograndi con tappo in plastica a cui farete un foro per infilarvi un gorgogliatore del tipo comunemente utilizzato per la preparazione della birra (si trova nei negozi specializzati in prodotti enologici).
Tagliate in pezzetti e successivamente tritate I pepperoncini senza lavarli, per non far disperdere I lieviti naturali contenuti sulla buccia.
Per queste operazioni è indispensabile l'uso di un paio di guanti e di un paio di occhiali di protezione (altrimenti finirete in ospedale).
Una volta triturato il tutto, riponete I pepperoncini nel barattolo di vetro insieme ad un pizzico di lievito e 1 cucchiaio colmo di cucchiaio di zucchero.
Infilate nel foro del coperchio, il gorgogliatore riempito d’acqua.
Fate fermentare il tutto almeno per 15 giorni (anche per un mese), trascorso il quale aggiungerete il sale e l'aceto bianco (non aggiungeteli prima perchè interromperebbero la fermentazione).
Lasciate ancora il tutto a riposare per almeno altri 15 giorni e successivamente torchiate e filtrate utilizzando o un piccolo torchio oppure uno straccio di lino o similare insieme da un colino.
Lasciate ancora riposare per un altro paio di mesi e se l'aceto dovesse (dopo questo periodo di riposo) risultare in eccesso, lo eliminerete lasciando solo il passato di peperoncino, con il quale riempirete delle piccole bottiglie come da foto.
mercoledì 19 dicembre 2012
Nocino Calabro - Ricetta.
30/40 noci (complete ovviamente di mallo) tagliate in 1 o 2 parti;
2 stecche di cannella piccole (5 cm.);
5 foglie di alloro;
1 litro di alcool a 95 C°;
500 g di zucchero ;
250 g di acqua.
Si ottiene un liquore a circa 60° alcolici.
In alternativa, se gradite un liquore più dolce e con minore gradazione alcoolica (circa 45°) fate così:
In alternativa, se gradite un liquore più dolce e con minore gradazione alcoolica (circa 45°) fate così:
600 gr. di zucchero invece di 500;
500 gr. d'acqua.
500 gr. d'acqua.
Preparazione
In un capace vaso a chiusura ermetica, oppure in un recipiente come quello che vedete nella foto (solitamente usato per il vino), mettete 30 noci (40 se sono molto piccole) tagliate in 1 o 2 parti e raccolte approssimativamente il 24 di giugno giorno di S. Giovanni (dipende dove vengono raccolte, la regola è posticipare 1 giorno ogni 35 mt. di altitudine (partendo da un'altezza orientativa di 350 mt. sul livello del mare.)
E' indispensabile che il guscio interno al mallo sia ancora gelatinoso ed informe, è dunque importante che con un ago riusciate a perforare la noce, questa operazione darà la certezza che è idonea allo scopo.
Aggiungete poi le stecche di cannella, 1/2 baccello di vaniglia aperto, 5 foglie di lauro, 5 chiodi di garofano, 1/2 noce moscata, 1 litro di alcool a 95 C° per liquori.
Chiudete accuratamente e rendete ermetico il recipiente.
Esponete al sole per più di un mese, agitando di tanto in tanto.
Trascorso questo tempo preparate uno sciroppo con 250 gr. d’acqua e 500 gr di zucchero, aggiungetelo alle noci, chiudete di nuovo accuratamente il recipiente altrimenti l'alcool evapora e lasciatelo al sole ancora per una decina di giorni.
Quando è pronto, filtrate il liquido con una garza ben fitta, e versatelo in bottiglie che conserverete al buio per un altro paio di mesi ad invecchiare prima di poterlo consumare.
lunedì 17 dicembre 2012
Saggezza di un grande popolo
Di seguito alcune regole fondamentali e civilissime delle donne Talebane in Afghanistan:
1. Completo divieto per le donne di lavorare fuori di casa, il che vale anche per insegnanti , ingegneri e la maggior parte dei professionisti. Solo alcune donne medico e infermiere hanno il permesso di lavorare in alcuni ospedali a Kabul.
2. Completo divieto per le donne di attività fuori della casa se non accompagante da un mahram (parente stretto come un padre, un fratello o un marito)
3. divieto per le donne dii trattare con negozianti maschi.
4. Divieto per le donne di essere trattate da dottori maschi.
5. Divieto per le donne di studiare in scuole, universtià o altre istituzioni educative (I Talibani hanno convertito le scuole per ragazze in seminari religiosi)
6. Obbligo per le donne di indossare un lungo velo (Burqa) che le copre da capo a piedi.
7. Sono previsti frustate , botte e vilenza verbale per le donne non vestite secondo le regole Talibane o per le donne non accompagante da un mahram.
8. Frustate in pubblico per le donne che non hanno le caviglie coperte.
9. Lapidazione pubblica per le donne accusate di avere relazioni sessuali al di fuori del matrimonio.
10. Divieto di uso di cosmetici. ( A molte donne con unghie dipinte sono state tagliate le dita)
11. Divieto per le donne di parlare o di dare la mano a uomini non mahram.
12. Divieto per le donne di ridere ad alta voce.
13. Divieto per le donne di portare tacchi alti perchè produce suono quando camminano;
14. Divieto per le donne di andare in taxi senza un mahram
15. Divieto per le donne di essere presenti in radio, televisione, o incontri pubblici di qualsiasi tipo.
16. Divieto per le donne di praticare sport o di entrare in un centro sportivo o in un club.
17. Divieto per le donne di andare in bicicletta o motocicletta anche se con il mahram
18. Divieto per le donne di indossare vestiti colorati vivaci. In termini Talibani questi sono colori 'sessualmente attraenti'
19. Divieto per le donne di incontrarsi in occasioni di festa o per scopi ricreativi.
20. Divieto per le donne di lavare i vestiti vicino a fiumi o in luoghi pubblici.
21. Modificazione di tutti i nomi di luogo incluso la parola 'donna'. Per esempio, i 'giardini per donne' sono stati chiamati 'giardini di primavera'.
22. Divieto per le donne di apparire sui balconi dei loro appartamenti o case.
23. Pittura obbligatoria di tutte le finestre cosicchè le donne non possano essere viste da fuori delle loro case.
24. Divieto per i sarti maschili di prendere misure per le donne o cucire vestiti femminili.
25. Divieto di bagni pubblici femminili
26. Divieto per uomini e donne di viaggiare sugli stessi bus. I bus pubblici sono ora stati nominati 'solo per uomini' o 'solo per donne'
27. Divieto di pantaloni larghi anche sotto un burqa.
28. Divieto per le donne di fotografare o filmare.
29. Divieto di fare foto di donne per giornali e libri o di appenderle sulle pareti delle case e dei negozi.
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